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E....SE NON SENTE BENE

Lunedì 02 Aprile 2007 11:40
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Di fronte ad una situazione così grave come quella del sordomutismo, le possibilità terapeutiche non sono molte, però si e' visto, specie se la diagnosi e' precoce, che e' possibile mettere in atto molti provvedimenti che portano ad un recupero più o meno completo di questi bambini.
Fare una diagnosi nei primi mesi di vita e' molto difficile e può accadere che alcuni bambini sordomuti non siano riconosciuti come tali. Più i mesi passano, più sono evidenti i segni di sospetto diagnostico, ed anche per i medici risulta più semplice formulare una diagnosi.
A mio parere sarebbe molto importante che tutte le diagnosi di sordità infantile (ipoacusia grave) venissero fatte entro i primi quindici mesi di vita.

I motivi che rendono importante una diagnosi precoce
1) L'apparato uditivo, come tutti gli apparati sensoriali umani, esaurisce progressivamente le sue funzioni se non viene adeguatamente stimolato. Un bambino che nasce con un grave deficit uditivo sentirà solo i suoni molto intensi, cioè pochissimi suoni nell'arco di una giornata. Il suo apparato uditivo non viene stimolato a sufficienza e tenderà ad atrofizzarsi; col risultato che quel bambino arriverà a perdere anche quei pochi residui che aveva.
2) Un bambino diagnosticato precocemente potrà seguire una educazione specifica per il recupero del linguaggio fin dai primi mesi di vita. Un bambino gravemente ipoacustico e diagnosticato tardivamente tenderà a manifestare segni di insicurezza e disturbi psicomotori (striscia i piedi, respira in modo rumoroso, non e' in grado di regolare i suoni emessi, ecc). Il trattamento dei bambini diagnosticati tardivamente e' più complesso perché prevede oltre ai comuni tentativi di recupero del linguaggio, anche la correzione delle turbe associate alla sordità.
3) Una corretta diagnosi e' sempre il presupposto fondamentale per ogni terapia. Se ad un bambino e' stata fatta una diagnosi errata, e' possibile che questo venga curato solo per alcuni sintomi (ad esempio per i soli disturbi linguistici) senza un vero e proprio trattamento per la sua malattia.
In questa eventualità si perde tempo prezioso.
Appare chiaro che il primo presupposto importante per recuperare un bambino audioleso e FORMULARE UNA DIAGNOSI DI SORDITA' IL PIU' PRECOCEMENTE POSSIBILLE.
Affinché questa diagnosi non sia determinata per caso, gli otorino­laringoiatri hanno proposto di effettuare dei depistages, cioè esami di massa su tutta la popolazione infantile. Attualmente, in Italia, non ci sono leggi che obblighino le istituzioni sanitarie a compiere questi controlli. L'attuazione dei depistages audiologici infantili e' lasciata alla buona volontà dei medici e delle singole amministrazioni.
E' quindi possibile, che per svariati motivi, un bambino non venga sottoposto a controlli adeguati e la diagnosi di sordità, così importante per lui, venga formulata tardivamente, con gravi conseguenze per la sua futura vita di relazione.

* da "1990-2000 IL DECENNIO DEL CERVELLO - Risposte della ricerca scientifica" NIH Publicatrion No 88-2957 January 1989 V.S. Department of Healt and Human Services, Public Healt Service, NationaI Institutes of Healt.

IL SOSPETTO DI SORDITA'
E’difficile fornire criteri semplici e chiari per suggerire ad un genitore quando deve sospettare una sordità infantile. Il principio basilare che regola questo settore della medicina e' il seguente: MEGLIO UN CONTROLLO INUTILE, PIUTTOSTO CHE UN CONTROLLO TARDIVO.
I controlli audiologici non procurano danni ai bambini, i test utilizzati sono quasi tutti incruenti.
Cerchiamo ora di descrivere un poco più in dettaglio i segni più sfumati di una sordità insorta in età pediatrica. A mio parere si devono valutare attentamente tre aspetti:
1) La storia clinica del bambino,
2) Lo sviluppo del linguaggio in rapporto all’età anagrafica,
3) Le reazioni del bambino agli stimoli sonori.

1) La valutazione della storia clinica di un bambino e' un atto medico, però anche un genitore che non sia laureato in medicina può cogliere alcune indicazioni.
E' stato visto che, statisticamente, alcuni bambini sono più esposti a danni uditivi di altri. Sono da considerare a rischio quei bambini che sono nati con un peso inferiore a 1.500 g, che hanno sofferto per asfissia neonatale, che presentano malformazioni congenite a carico dell'orecchio ma anche di altri organi.
Occorre anche valutare se la madre, durante la gravidanza, ha sofferto per malattie virali o ha assunto farmaci in modo indiscriminato.
Sono pure bambini a rischio quelli che hanno familiari affetti da sordità, escludendo i parenti particolarmente anziani che sono diventati sordi in età avanzata.
Un rischio maggiore di sordità lo presentano quei bambini che durante il parto o nei primi mesi di vita hanno subìto gravi traumi, specie se cranio-facciali; oppure se hanno sofferto per gravi infezioni, in tal caso occorre tenere in particolare considerazione le otiti recidivanti.
Un altro fattore di rischio e' l’ittero, una cerca colorazione giallastra della pelle e delle sclere (parte bianca dell' occhio) e' normale nei primi giorni di vita; un colorito giallastro prolungato non e' normale e può determinare danni all'apparato uditivo.
2)Un secondo aspetto importante nel bambino e' valutarne la capacita' di pronunciare parole in rapporto alla sua età.
Nella tabella 1 e' indicato uno schema tra età anagrafica e sviluppo del linguaggio.
Se il bambino si comporta secondo tale schema e' da considerarsi normale o, nei casi più sfortunati, avrà una ipoacusia lieve.
Se lo schema non viene rispettato e il bambino, presenta dei ritardi e' giustificato chiedere una visita otorinolaringoiatrica. Non necessariamente il piccolo avrà un danno uditivo, potrebbe anche trattarsi di un falso allarme (esempio un semplice ritardo di linguaggio).

3) La terza valutazione da fare e' l'osservazione attenta delle reazioni del bambino ai suoni. E' importante stare attenti quando il piccolo percepisce rumori improvvisi, e verificare se in conseguenza di questi si spaventa, piange, o chiude gli occhi.
E' bene anche osservarlo mentre gioca con giocattoli che producono unicamente suoni e vedere se nota la differenza quando i giochi sono attivati e quando sono siIenti. Spesso i genitori vogliono rafforzare i loro sospetti mediante semplici prove. Occorre fare molta attenzione, perché alcune prove, se mal condotte, possono indurre in errore. Alcuni genitori raccontano che hanno provato a battere le mani alle spalle del piccolo, questo si e' voltato, quindi hanno dedotto che il piccolo era normoacustico.
Questa prova non e' attendibile, il bimbo può essersi voltato a causa dello spostamento d'aria che ha sentito alle sue spalle, oppure per un'ombra che ha visto muoversi. Se proprio si vogliono fare delle prove semplici e' bene che lo stimolo sonoro non si accompagni mai ad altri fenomeni, si utilizzino come sorgente sonora degli apparecchi elettroacustici, ad esempio: campanelli elettrici, radio, ecc.
E' bene ripetere le prove più volte e in tempi diversi, utilizzando anche suoni di frequenza diversa come fischietti e tamburi. Il bambino che presenta nella storia clinica uno o più fattori di rischio audiologico, oppure ha un ritardo nell' emissione delle parole o presenta reazioni ai suoni dubbi e' bene che sia sottoposto a visita otorinolaringoiatria, preferibilmente entro il primo anno di vita.

Tabella 1

LE VARIE FASI DELLO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO NEI PRIMI TRE ANNI DI VITA

fino a tre mesi

Grida senza un significato preciso

da 3 a 7 mesi

Inizia il balbettamento in risposta alla voce dei genitori

da 6 a 8 mesi

Prova piacere a balbettare da solo, a volte balbetta in risposta ad altre persone. Sembra che comprenda e riconosca alcune vosi.

da 8 a 10 mesi

Può esserci un periodo di silenzio.

da 10 a 14 mesi

Comparsa delle prime parole.

da 12 a 18 mesi

Comparsa del "piccolo linguaggio".
Pronuncia parole bisillabiche dove la seconda sillaba è la ripetizione della prima; es. "tuttu" per dire auto.

fino a 2 anni

Pronuncia diverse parole isolate (almeno 50).
La pronuncia non è sempre corretta non usa gli articoli.

fino a 3 anni

Pronuncia circa 1000 parole; non usa gli articoli, usa i verbi all'infinito. Pronuncia frasi con due o più parole. Conosce i nomi di alcune parti del corpo, di animali, di alimenti, di vestiti, di giocattoli, di oggetti della casa e dell'ambiente esterno in cui vive.

- le varie fasi dello sviluppo del linguaggio nei primi tre anni di vita.
fino a 3 mesi Grida senza un significato preciso.
da 3 a 7 mesi Inizia il balbettamento in risposta alla voce dei
genitori.
da 6 a 8 mesi Prova piacere a balbettare da solo, a volte bal-
betta in risposta ad altre persone. Sembra che comprenda e riconosca alcune voci.
da 8 a lO mesi PUÒ esserci un periodo di silenzio.
da lO a 14 mesi Comparsa delle prime parole.
da 12 a 18 mesi Comparsa del "piccolo linguaggio".
Pronuncia parole bisillabiche dove la seconda sillaba e' la ripetizione della prima;
es. "tutu" per dire auto.
fino a 2 anni Pronuncia diverse parole isolate (almeno 50).
La pronuncia non e' sempre corretta non usa gli articoli.
fino a 3 anni Pronuncia circa l 000 parole; non usa gli
articoli, usa i verbi all'infinito. Pronuncia frasi con due o più parole. Conosce i nomi di alcune parti del corpo, di animali, di alimenti, di vestiti, di giocattoli, di oggetti della casa e dell'ambien­te esterno in cui vive.

LA VISITA OTORINOLARINGOIATRICA
La visita otorinolaringoiatrica si fonda su quattro fasi fondamentali:
- colloquio con i genitori,
- incontro col bambino,
- esame clinico della testa e del collo
- prove funzionali audioIogiche

Il colloquio con i genitori
II colloquio con i genitori serve per valutare se il piccolo ha un rischio audiologico elevato. II medico indagherà sulla storia clinica del bambino, sulla gravidanza e sui familiari. In pratica affronterà gli argomenti indicati al punto 1 del paragrafo precedente. E' bene che i genitori si presentino dal medico con tutti i dati in loro possesso, soprattutto le schede pediatriche che documentano la vita del bimbo a partire dal primo giorno di vita.
II medico cercherà poi di stabilire un buon contatto umano col bambino; questo e' fondamentale per i pazienti più grandicelli, infatti
molte prove audiologiche si possono eseguire solo se c'è la collaborazione del bambino. Se il bimbo non e' in tenera età e' bene cercare di ascoltare la sua voce e cercare di parlargli.
In ogni caso il medico non dovrà incrementare la naturale diffidenza che tutti i bimbi hanno nei confronti dei sanitari.
La visita propriamente detta non deve comprendere l'esame clinico del solo orecchio, ma deve essere più ampia, deve comprendere l'esplora
zione del naso, del cavo orale e del rinofaringe.

I test
Ai fini diagnostici, i test più importan­i sono le prove funzionali audiologiche: sono numerose e variano in rapporto all'età del bambino e al suo grado di collaborazione. Queste prove si possono suddividere in due gruppi: le prove soggettive e semiobiettive (che richiedono una partecipazione del bambino) e le prove obiettive, che sono indipendenti dalla volontà del piccolo paziente (vedi tabella 2).

Tabella 2

PRINCIPALI PROVE UTILIZZABILI IN AUDIOLOGIA INFANTILE

AUDIOMETRIA SOGGETTIVA
E SEMIOBBIETTIVA

- reattometria
- boel-test
- test di Suzuki e Ogiba
- peep-show
- prove vocali infantili
- audiometria tonale liminare

AUDIOMETRIA OBIETTIVA

- audiometria a risposte elettriche
- impedenzometria
- timpanometria
- reflessologia stapediale

Non tutte le prove citate hanno la stessa importanza diagnostica, le più sicure sono le prove obiettive.
Se le prove soggettive e semiobiettive persistono dei dubbi e' bene sottoporre il piccolo ad ulteriori esami. E' compito dello specialista scegliere gradualmente le prove più opportune e valutarIe nella loro globalità. Se alla fine di una visita medica otorinolaringoiatrica i genitori si sentono dire che loro figlio presenta gravi problemi uditivi non devono lasciarsi prendere dallo sconforto o dalla disperazione. Non servirebbe a nulla. Oggi e' possibile fare molto per questi bambini, bisogna affrontare il problema con calma e con molto realismo.
Questi genitori si troveranno di fronte ad una strada dura e difficile da percorrere, pero' non priva di soddisfazioni. Nella quasi totalità dei casi il bambino sordo e' un bambino con intelligenza normale, che, se adeguatamente educato, potrà raggiungere una sua indipendenza. Questi genitori devono rendersi conto che hanno un impegno maggiore da assolvere, devono essere pronti a fare più sacrifici. Il loro impegno dovrà essere finalizzato a far parlare il proprio bambino.

IL CONCETTO DI SORDITA'
Mi sembra importante chiarire che cose' la sordità.
Per sordità o grave ipoacusia bilaterale si deve intendere un sintomo, cioè la perdita del senso dell'udito. La sordità non e' una malattia. Ci sono molte malattie che danneggiano l’orecchio e sono queste che provocano, in rapporto alla parte dell' orecchio che hanno danneggiato, tipi diversi di sordità.
Sul piano funzionale l'orecchio umano si divide in tre parti:
- una parte meccanica (orecchio esterno e medio) che ha lo scopo di raccogliere le onde sonore e trasformarle in energia meccanica.
- la coclea (e' la parte più importante dell'orecchio interno) ha lo scopo di trasformare l’energia meccanica in energia elettrica.
- il nervo cocleare, le vie nervose e la corteccia uditiva hanno lo scopo di trasportare la corrente elettrica e decodificarla al fine di comprendere il significato del suono percepito.
Le malattie che portano a sordità danneggiano una o due o tutte queste tre parti. Di solito vengono danneggiate la parte meccanica e la coclea.
Le sordità dovute ad una lesione che ha danneggiato la parte meccanica prendono il nome di "ipoacusie di trasmissione", sono ipocausie non molto gravi, facilmente protesizzabili per le quali e' possibile un buon recupero funzionale. Le ipoacusie trasmissive non sono le forme più diffuse.
La maggior parte delle sordità infantili gravi sono dovute ad una lesione della coclea, prendono il nome di "ipoacusie neuro­sensoriali cocleari", si caratterizzano per un particolare fenomeno di distorsione sonoro detto "recruitment".
A causa di questo fenomeno sarà più facile raggiungere la soglia del dolore quando si percepiscono rumori molto intensi. Come vedremo questo fenomeno determinerà problemi nella protesizzazioni acustica, in quanto amplificare semplicemente i suoni non determinerebbe alcun risultato, perché il bambino, sentendo dolore rifiuterebbe l'apparecchio. Sarà necessario inserire nelle protesi dispositivi che limitano l'amplificazione.
Inoltre le sordità variano in base alle frequenze acustiche interessate. Di solito le forme trasmissive danneggiano le frequenze centrali e gravi, mentre le forme neurosensoriali cocleari danneggiano maggiormente le frequenze centrali e acute. Un altro parametro importante da valutare quando si esamina una ipoacusia e' la gravita' della perdita uditiva. Ovviamente se l'udito residuo e' discreto sarà più facile sfruttarlo, mentre se i residui uditivi sono scarsi, anche le possibilità di recupero sono limitate

LE PROSPETTIVE TERAPEUTICHE E RIABILITATIVE
Negli ultimi due secoli si e' fatto molto per migliorare la vita dei bambini sordomuti. Gli sforzi sono stati compiuti in due direzioni: sul piano tecnologico e su quello didattico- riabilitativo.
Sul piano tecnologico si e' capito che raramente un bambino presenta una sordità completa, esistono sempre residui uditivi che possono essere sfruttati. All'inizio di questo secolo e' stata inventata la protesi acustica, oggi questi apparecchi hanno subito una notevole evoluzione, sono sempre più perfezionati e più individualizzati. La loro funzione e' quella di amplificare i suoni e sfruttare al meglio i residui uditivi presenti.
Sul piano didattico-riabilitativo si e' compreso che e' possibile insegnare ai sordi, alla fine del secolo XVIII si sono sviluppate due scuole: una basata sul metodo mimico e l'altra impostata sul metodo orale.
Attualmente l'ultima scuola ha avuto il sopravvento; anche se alcuni autori stanno rivalutando il metodo mimico. Oggi si cerca di stimolare il più possibile il bambino ipoacusico a parlare. Inoltre con tecniche logopediche gli si insegna a pronunciare i vari fonemi (*), le parole e le frasi.

* Fonemi: i più semplici suoni emessi con la voce umana e dotati di valore distintivo. Sono un poco più numerosi delle lettere dell'alfabeto.

LA PROTESI ACUSTICA
La protesi acustica non e' un presidio miracolistico che da' l'udito ai sordi; e' semplicemente un dispositivo in grado di ampliare i suoni in modo proporzionale al deficit uditivo e di conseguenza migliora le capacita' uditive di un bambino. E' chiaro che se le capacita' uditive sono gravemente compromesse anche la protesi migliore non potrà dare risultati soddisfacenti.
La protesi e' un apparecchio elettronico in grado di trasformare la pressione acustica in energia elettrica, amplificarla, trasformarla di nuovo in suono, mantenendo livelli di comoda udibilità. La protesi acustica si compone di tre elementi fondamentali: .
- il microfono, trasforma i suoni in energia elettrica;
- l'amplificatore, e' il cuore della protesi, amplifica l' energia elettrica;
- il ricevitore o altoparlante: trasforma l'energia elettrica amplificata in suono.
Assieme a questi tre elementi fondamentali ve ne sono altri come la bobina telefonica, i regolatori di tono e di volume e il controllo automatico dell'amplificazione che servono a rendere i vari tipi di protesi più funzionai i e più adatti ai diversi tipi di sordità. "
Per poter funzionare una protesi acustica richiede energia elettrica; l’energia e' fornita da una pila molto piccola di 1,5 volt, che trova la sua collocazione all'interno della protesi. Sul piano funzionale le protesi si possono distinguere per il tipo di ricevitore e per la presenza o assenza del controllo automatico dell' amplificazione.
In rapporto al tipo di ricevitore distinguiamo:
- protesi per via aerea: il ricevitore e' un altoparlante molto simile a qualsiasi altoparlante di un apparecchio elettroacustico, il suono viene inviato attraverso un tubicino nel condotto uditivo esterno. Qui un dispositivo in materiale sintetico, detto "chiocciola", realizzato su misura, tiene in sede il tubicino e sigilla il condotto.
- protesi per via ossea: il ricevitore e' rappresentato da una robusta placca che trasmette il suono all'osso posto dietro al padigliope. La protesi per via ossea e' trattenuta con una certa pressione contro l'osso da un archetto o più spesso da appositi occhiali.
Abbiamo detto che e' anche importante distinguere le protesi in base alla presenza di un dispositivo di un controllo automatico dell'amplificazione. Le protesi con questo dispositivo sono utilizzate per protesizzare le ipoacusie neurosensoriali cocleari, cioè quei danni uditivi dove e' presente il fenomeno del recruitment.
Questo dispositivo offre notevoli vantaggi consentendo una buona tollerabilita' della protesi in casi di sordità cocleari altrimenti non protesizzabili. Purtroppo il dispositivo di controllo automatico dell'amplificazione provoca distorsioni nel suono, peggiorando la fedeltà acustica dell'apparecchio. Le protesi che sono prive di questo dispositivo sono più fedeli nella riproduzione del suono, sono chiamate protesi ad amplificazione lineare. Il loro uso e' indicato nelle ipoacusie di trasmissione.
I risultati protesici sono ottimi, però i bambini affetti da sordità di trasmissione grave, come e' già stato detto, sono pochi.
I componenti di una protesi acustica sono assemblati in forme diverse; i tipi più usati in campo pediatrico sono tre: protesi retroauricolare, protesi ad occhiaIe e protesi a scatola.
La protesi retroauricolare e' il modello più diffuso. Tutti i componenti sono racchiusi in una scatoletta di pochi centimetri di lunghezza, del colore della pelle, che viene collocato dietro al padiglione auricolare. Le protesi retroauricolare sono quasi tutte per via aerea, in queste c'è un tubicino arquato che serve per inviare il suono nel condotto uditivo esterno, quest'ultimo e' sigillato dalla chiocciola.
La chiocciola deve essere di mteriale plastico, morbido ed e' consigliabile sostituirla frequetemente, ogni sei mesi. Questo perché la chiocciola tende a perdere la sua morbidezza nel tempo e perché nel bambino si verificano, per effetto dell'accrescimento, rapidi mutamenti nelle dimensioni del condotto, per cui non si avrebbe una perfetta
chiusura.
Le moderne protesi retroauricolari sono molto potenti e sono in grado di protesizzare moltissimi tipi di sordità.
La protesi ad occhiale non e' altro che una protesi retroauricolare dove i componenti alloggiano nelle stanghette di uno occhiale. La protesi ad occhiale può funzionare sia per via aerea, in tal caso si notano i tubicini con le chiocciole di plastica trasparente; che per via ossea, in tal caso si possono osservare placche vibranti sulla faccia interna della stanghetta.
Le protesi ad occhiale sono particolarmente indicate per quei bambini che devono essere protesizzati per via ossea e per quei bambini che hanno anche un disturbo visivo.
La protesi a scatola è un tipo di apparecchio acustico attualmente poco diffuso. I motivi per cui questa protesi e' poco commercializzata sono principalmente di ordine estetico, sono apparecchi piuttosto vistosi. Questa protesi presenta un microfono collegato ad una scatola che contiene le pile e l'amplificatore, e un ricevitore collocato nell' orecchio da protesizzare. Le due parti sono unite da un filo elettrico. I vantaggi di questa protesi sono il basso costo, la buona resa protesica e r assenza quasi totale di fenomeni di distorsione legati alla distanza tra microfono e ricevitore.
Tutti i tipi di protesi acustiche, ma soprattutto quelle con controllo automatico della
amplificazione, determinano fenomeni di distorsione del suono, per cui il suono percepito da un soggetto protesizzato non sarà uguale al suono che percepiamo noi.
Abbiamo visto che esistono diverse forme di sordità e diversi tipi di apparecchi acustici.
E' importante che la scelta della protesi sia fatta da un medico; deve essere il medico a fornire indicazioni precise al tecnico sulle caratteristiche dell'apparecchio acustico.
Il tecnico audioprotesista ha il compito di fornire l'apparecchio secondo le indicazioni dello specialista, ha anche il compito di prendere le impronte del condotto e realizzare le chiocciole su misura.
Spesso non e' semplice eseguire la taratura di una protesi, specie se destinata ad un bambino; e' quindi auspicabile una buona collaborazione tra medico e audioprotesista.
A volte una perfetta taratura e di conseguenza una buona resa protesica, sono il risultato di frequenti controlli audiometrici e ripetute regolazioni.
Una fase di fondamentale importanza e' la prima applicazione di una protesi ad un bambino. E' un momento particolarmente delicato, non solo per il piccolo, ma anche per i genitori e per i sanitari.
Nei giorni successivi inizierà l'adattamento protesico, cioè il bambino dovrà abituarsi a portare la protesi. Nei primi giorni sarà sufficiente che il piccolo tenga l'apparecchio per brevi periodi (mezz'ora, un' ora).
Dopo 15-20 giorni il bimbo dovrà arrivare a tenere l'apparecchio per tutte le ore diurne. I giorni successivi saranno impegnativi per il bambino ma anche per i sanitari e per i familiari, inizierà l'educazione al linguaggio. Si tratta di un lavoro lento e difficile che dovrà essere affrontato da tutti con il massimo impegno e con grande costanza.

L’EDUCAZIONE DEL BAMBINO IPOACUSICO GRAVE
In accordo con altri autori parleremo di terapia “educativa” quando ci riferiremo al recupero di un bambino audioleso diagnosticato e protesizzato precocemente , in cui non vi sono handicap (es. cecità, disturbi neurologici, ecc).
Il programma di recupero dei bambini diagnosticati tardivamente o che presentano turbe associate alla sordità viene ridefinito “rieducazione”, intendendo con questo termine un programma più complesso che, oltre ad educare al linguaggio, deve correggere o eliminare disturbi comportamentali. Il problema rieducativi è un problema particolarmente complesso e poliedrico, a causa dei molteplici quadri patologici possibili e non verrà affrontato in questa sede.
Qui ci limiteremo ad illustrare il lavoro che dovrà essere fatto per il recupero di un bambino diagnosticato precocemente, in cui è stata accertarta una ipoacusia media o grave ed è stato protesizzato senza riguardi.
Diagnosi molto precoce
Se la diagnosi è stata molto precoce , (entro gli otto mesi di vita del bambino) si dovrà cercare di stimolare il bimbo alla percezione dei suoni, utilizzando tamburi, campanelli, xilofoni e fischiettii Inoltre è di particolare importanza il rapporto tra madre e figlio, bisogna parlare spesso al al bambino tenendolo in braccio, cercando di fargli capire che il mondo dei suoni producd anche altre sensazioni quali il movimento delle labbra, le escursioni della gabbia toracica, le vibrazioni laringe e il soffio d’aria emesso durante la pronuncia delle parole (fonazione). E’ bene che già in questo periodo prenda contatti con l’ortofonista, cioè un terapista della riabilitazione specializzata nel recupero dei disturbi del linguaggio.
Diagnosi entroi 18 mesi di vita.
Se la diagnosi avviene nel primo anno di vita o almeno entro i primi diciotto mesi si procederà sempre come abbiamo detto.; cioè si stimolerà il bambino alla percezione dei suoni e si cercherà di abituarlo al dialogo e con le persone che lo circondano. E’ utile un buon controllo da parte dell’ortofonista, ad esempio ogni sette giorni. Si inizierà ad insegnare al bambino i suoni onomatopeici, es. “tu – tu” per automobile, “bu – bu” per cane, ecc.
Il bambino può presentarsi indifferentemente agli stimoli sonori, in tal caso è bene non scoraggiarsi e insistere; a volte, i primi risultati si evidenziano dopo mesi di paziente lavoro. Nel secondoanno di vita si continuerà sempre a stimolare il bambino alla percezione sonora, si continuerà a dialogare con lui e si insisterà ad insegnargli suoni onomatopeici. Gradualmente, in alcuni casi anche prima del secondo anno, si insegneranno al bambino esercizi di soffio (es. spegnere una candela, spostare pezzetti di carta con una cannuccia, far vibrare le labbra, ecc). Questi esercizi servono a tenere in movimento i muscoli della fonazione e stimolano il bimbo ad intuire che l’emissione sonora è correlata all’emissione di aria.
L’ortofonista presenterà a questi bambini le vocali, successivamente i dittonghi di vocali e poi si introdurranno i dittonghi con le consonanti. Le più semplici sono “p”, “m”, “t”.
E’ importante che i genitori sappiano che cosa stà facendo l’ortofonista, cercando a casa, di insistere sugli stessi fonemi. In questo periodo è bene stimolare lo spirito di osservazione del bambino, sono pure utili i giochi in cui debba riconoscere azioni illustrate.
Nei due anni successivi il lavoro dell’ortofonista sarà molto importante, cercherà di far apprendere al bambino diversi fonemi, arrivando gradualmente alle parole. Un altro passo importante è l’inserimento e l’integrazione nella scuola materna normale. Nella scuola materna potranno essere sviluppati diversi insegnamenti, come l’orientamento spaziale, la comprensione dello schema corporeo, il disegno, il ritmo e nozioni sulla motricità globale del corpo e sulla motricità fine. E’ necessario che gli incontri con l’ortofonista siano frequenti, preferibilmente tre incontri la settimana.
Nel periodo che va dai quattro ai sei anni il bambino guidato dall’otofonista, dovrà arrivare ad insegnarli a scrivere le varie lettere. All’età di sei anni è bene che il bambino venga inserito in una scuola elementare normale. E’ auspicabile che la madre possa mettersi in contatto con la futura maestra alcuni mesi prima dell’inizio dell’anno scolastico. La collaborazione tra genitori e insegnanti è di fondamentale importanza, è bene che la madre e l’otofonista siano informati in anticipo sugli argomenti che verranno affrontati in classe. In tal modo potranno insegnare al bambino quei vocaboli nuovi che verranno utilizzati dalla maestra. La maestra deve essere consapevole di avere un bambino audioleso in classe; dovrà parlare in modo chiaro, stando sempre fronte ai bambini, il suo volto dovrà essere illuminato e ben visibile, dovrà fare il possibile per evitare rumori sottofondo. Anche i compagni di classe dovranno essere sensibilizzati sui problemi del bambino ipoacusico, pero sarà ben difficile avere la loro piena collaborazione.
Attualmente la scuola italiana prevede, per i bambini ipoacusici, la figura dell'insegnante di sostegno. Questi insegnanti sono in possesso di specifica specializzazione e sono più preparati ad affrontare un bambino audioleso. Hanno conoscenze più approfondite sulla funzione uditiva, sulla protesizzazione acustica e sulle metodiche didattiche per gli ipoacusici. Il loro ruolo e' quello di integrare il lavoro della maestra, non di sovrapporsi. quando tutti gli educatori (maestra, ortofonista, insegnate di sostegno specializzato e genitori) collaborano tra loro e lavorano nell'interesse del bambino e' facile che l'integrazione scolastica di un handicappato non sia solo una bella frase ma diventi un fatto concreto.
Il bimbo può arrivare veramente a comunicare e a dialogare con i suoi coetanei.

ALCUNI PREGIUDIZI
Anche se le conoscenze umane si sono notevolmente ampliate negli ultimi decenni, esistono ancora pregiudizi in tema di sordità infantile.
Alcune persone sono ancora convinte che il bambino ipoacusico sia ammalato anche per quel che riguarda l'apparato fonatorio. Questo è falso. Il bambino sordomuto ha gli organi deputati all'emissione della voce perfettamente normali. Il bambino ipoacusico deve essere "educato" ed e' necessario compiere tutti gli sforzi possibili per stimolarlo a parlare. Alcuni genitori considerano la sordità come una malattia di cui ci si deve vergognare. Anche questo e' falso, la sordità e' un sintomo. Occorre ricercarne le cause per combattere contro le malattie che portano a sordità.Guidati da questo erroneo senso di vergogna alcuni genitori non vogliono che il loro bambino porti la protesi acustica oppure fanno tutto il possibile per mascherarla; scelgono l' apparecchio più piccolo, coprono la protesi (e quindi anche il microfono) con i capelli. Questi genitori dicono: "non vogliamo che si sappia che nostro figlio e sordo". Purtroppo un bambino ipoacusico grave lo si riconosce per il suo comportamento e non perché porta una protesi acustica.
Occorre convincersi che, se la protesi e' in grado di migliorare l'ipoacusia del bambino, questa deve essere utilizzata.
Tutti dobbiamo riconoscere che tra noi, c'è qualcuno più sfortunato che ha difficoltà ad udire, per questo motivo si deve aiutare con una protesi.
Dobbiamo arrivare ad accettare il protesizzato dell'udito allo stesso modo in cui accettiamo la persona che porta gli occhiali. Chi ha un difetto della vista porta gli occhiali per correggerlo; chi ha un difetto dell'udito porta la protesi acustica per sentire meglio:
VorreI concludere queste righe e rivolgendomi ai genitori dei bambini ipoacusici. Questi genitori hanno, in più degli altri genitori, un obbiettivo da raggiungere: arrivare a far parlare il loro figliolo.
Questo obbiettivo e' raggiungibile solo se si ha volontà e costanza. Ogni giorno deve rappresentare un piccolo avanti per raggiungere questa meta. A questo traguardo non si arriva compiendo dei salti; ci si arriva solo molto lentamente, a piccoli passi.
E' possibile che durante questo lungo cammino ci siano momenti di sconforto, momenti di delusione; gli sforzi fatti non sembrano dare alcun risultato. In questi casi e' importante non abbandonarsi al fatalismo, rivedere il proprio operato, chiedere consigli, cercare di capire se e' stato commesso qualche errore, ma soprattutto e' importante insistere.
Insistere vuoI dire effettuare tutti i giorni i seguenti controlli; verifica del buon funzionamento della protesi e della pila; controllare che il potenziometro sia in posizione corretta ed accertarsi che la chiocciola sia ben inserita nel condotto uditivo esterno.
Ogni due o tre giorni il bambino va accompagnato dall’ 'ortofonista. E' utile che la madre stia in stretto contatto con questa persona, in quanto alcuni esercizi si dovrebbero poter fare anche a casa.
Ogni sei mesi si dovranno rifare le chiocciole, riprendendo nuovamente le impronte e si sfrutterà questo incontro con l'audioprotesista per una regolazione dell' apparecchio acustico. Almeno una volta all' anno una visita otorinolaringoiatrica con relativo esame audiometrico. In casi particolari (es. otiti secernenti, dolore alle orecchie, abbondante produzione di cerume, ecc.) le visite mediche dovranno essere più frequenti.
E' possibile che ai genitori giunga notizia di qualche nuova invenzione strabigliante. Alcuni famigliari di bambini audiolesi avranno sentito parlare di "impianti cocleari" o di altri presidi tecnici promettenti.
Purtroppo la scienza non fa miracoli e la medicina va avanti lentamente. Oggi sono allo studio sistemi idonei a migliorare l'udito in soggetto che fino a dieci anni fa erano giudicati irrecuperabili. Naturalmente anche le acquisizioni più recenti verranno perfezionate e migliorate. Negli anni futuri e' probabile che si possa fare molto di più per gli audiolesi. Oggi e' bene non farsi illusioni e riflettere di fronte ad ogni novità.
E' sempre positivo agire con prudenza e farsi consigliare da un medico aggiornato. Allo stato attuale il trattamento di un bambino sordomuto si fonda su due elementi: la protesizzazione acustica ed una buona educazione al linguaggio. Solo per casi molto particolari potranno essere presi in considerazione presidi di recente introduzione ed ancora in fase sperimentale.
lo credo che perseguire l'obiettivo di far parlare il proprio figlio sia, per molti genitori di bambini audiolesi, un obiettivo possibile ed e' in questa direzione che si devono concentrare tutti gli sforzi e le speranze.

Carlo Govoni
Aiuto divisione di otorinolaringoiatria
Ospedale di Verbana (NOVARA)
Via Verta, 118 Omegna (NO)
tel. 0323.643381
Via Ruggeri, 9 Reggio E.
tel. 0522.557319
Pubblicazione Settembre 1995

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