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TRAUMATOLOGIA & MONTAGNA

Martedì 07 Agosto 2007 10:24
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Negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo aumento del numero dei praticanti gli sport invernali, in particolare lo sci alpino e lo sci di fondo, sia a livello agonistico che amatoriale.
Con questo aumento dei praticanti si è avuto parallelamente un incremento delle lesioni traumatiche.
Il medico traumatologo che lavora in ambulatori nei pressi delle stazioni sciistiche è sovente chiamato in azione per svariate patologie.
Ma veniamo all'identificazione delle diverse lesioni traumatiche che più comunemente si riscontrano

CONTUSIONE
Si tratta di una lesione senza discontinuità della cute. Si possono distinguere differenti gradi a seconda dell'intensita traumatica la quale può determinare da semplici ecchimosi (rottura dei capillari cutanei con soffusione emorragica) a grossi ematomi.
Nei casi di gravità limitata, l'applicazione di una borsa di ghiaccio e di un bendaggio elastico limiterà la tumefazione.
Negli ematomi (soprattutto quelli della coscia) vi può essere l'indicazione ad una puntura evacuativa (se l'ematoma è recente) o addirittura all'exeresi chirurgica della massa sanguigna per evitare l'insorgenza di importanti infezioni ad opera di batteri che trovano un ottimo pabulum di crescita nel contesto dell'ematoma stesso.

DISTRAZIONI E ROTTURE MUSCOLARI
Molto frequenti negli sciatori "della domenica" che, privi di una preparazione atletica di fondo, eseguono a freddo dei movimenti incoordinati con squilibrio fra muscoli agonisti-antagonisti.
- distrazione è la rottura di alcune fibrille muscolari
- rottura parziale è la rottura di alcune fibre muscolari con eventuale lesione della guaina aponeurotica.
- rottura totale è la rottura completa di un ventre muscolare.
SINTOMA TOLOGIA:
- dolore vivo, violento, improvviso
- tumefazione con ecchimosi in sede di lesione e in zona declive
- possibilità di palpare la discontinuità del muscolo stesso con alterazione della normale morfologia locale
- impotenza funzionale
TERAPIA:
Nelle distrazioni o rotture parziali :
- borsa di ghiaccio (nelle prime ore) per limitare la formazione dell'ematoma.
- eventuale fasciatura con benda elastica per circa 7-10 gg.
Nelle rotture totali:
- trattamento chirurgico con immobilizzazione per circa 25-30 gg.

DISTORSIONE
E’ una lesione traumatica che interessa il sistema capsulo-Iegamentoso delle articolazioni.
Le articolazioni più interessate nella pratica sportiva sciistica sia di fondo che di velocità sono il ginocchio e la tibio-tarsica.
Si manifesta con dolore, tumefazione, ecchimosi e impotenza funzionale.
E’ sempre necessario effettuare l'esame Rx grafico per escludere eventuali fratture associate.
Le distorsioni sono lesioni subdole e spesso trascurate.
La terapia, a seconda della gravità, si giova dell'immobilizzazione in bendaggi elastici, bendaggi gessati sino, nei casi gravi, alIa ricostruzione chirurgica dell'apparato capsulo-Iegamentoso.

LUSSAZIONI
Il trauma determina la perdita dei rapporti articolari.
La deformazione è spesso importante, il dolore è vivo.
Le sedi più colpite sono il gomito, la spalla, la metacarpo-falangea del pollice.
Molte lussazioni si riducono all'inizio con estrema facilità, tale condotta tuttavia è da proscrivere se non dopo un corretto accertamento Rx grafico che escluda un'eventuale frattura associata.
Il trattamento è la riduzione e l'immobilizzazione per circa 20 gg.

FRATTURE
Per frattura si intende la perdita della soluzione di continuo dell'osso.
Le fratture dello sciatore si limitano in sostanza a qualche tipo corrente, a danno soprattutto dell'arto inferiore e precisamente a carico della tibia e del perone.
Più rare sono le fratture del femore.
Negli ultimi anni il miglioramento dell'attrezzatura ha contribuito a contenere il numero delle lesioni traumatiche specifiche dello sci, ma contemporaneamente ne ha modificato la sede di insorgenza.
L'evoluzione soprattutto dell'attacco di sicurezza ha determinato un incremento delle lesioni legamentose e una riduzione delle fratture, un aumento delle lesioni al ginocchio in rapporto alle lesioni alIa tibio-tarsica, ed una prevalenza, nelle fratture di gamba, delle fratture trasverse (determinate da bordo dello scarpone) rispetto alle fratture spiroidali ritenute classiche da sci.
Qualunque tipo sia, la frattura si traduce in un dolore violento esacerbato al minimo tentativo di movimento.
La deformazione è spesso evidente, può essere presente uno scroscio osseo (sensazione di crepitio).
L'impotenza funzionale è assoluta.
TERAPIA:
Immobilizzazione della frattura, anche con mezzi di fortuna, e trasporto al centro sanitario più vicino.
Importante è sapere che per l'immobilizzazione corretta del focolaio di frattura è necessario bloccare le articolazioni a monte e a valle della sede di lesione.
La montagna non è sinonimo solo di inverno, neve. Esiste anche la montagna estiva con le gite familiari domenicali sino ad arrivare all' hobby del momento ... il trekking lungo le piste nepalesi.
Le patologie traumatiche sono pressochè sovrapponibili a quelle trattate precedentemente. Frequenti sono soprattutto le distorsioni alla caviglia dovute ai terreni accidentati, meno frequenti le fratture. I fatti distorsivi sono il più delle volte evitabili usando una calzatura adatta, cioè il caro vecchio scarpone con la tibio-tarsica ben sorretta e contenuta. Evitiamo di andare sui sentieri con le scarpette da ginnastica, in questo modo eviteremo distorsioni e i morsi di vipere.
Per trauma generalmente s'intende una lesione acuta, esistono però delle lesioni che sono dovute alle continue sollecitazioni microtraumatiche che si possono avere durante le lunghe e ripetute escursioni su terreni che mettono a dura prova le strutture osteolegamentose soprattutto del piede.

TALALGIA
Nota in gergo sportivo come "tallonite" è una sindrome dolorosa che colpi sce la regione calcaneare.
La patogenesi è da ricercarsi nei microtraumi e sollecitazioni ripetute a carico della fascia plantare e della tuberosita del calcagno.
Il dolore è riferito alIa pianta del piede e al calcagno, compare dopo sforzo prolungato, durante la deambulazione, e cessa con il riposo.
Il trattamento si giova della sospensione dell'attivita fisica, uso di talloniere di scarico calcaneare, terapia antinfiammatoria.

METATARSALGIA
E’ una delle più frequenti affezioni del piede ed è caratterizzata dalla localizzazione del dolore in corrispondenza della parte anteriore del piede comprendendovi le zone corrispondenti ai metatarsi e alle dita.
Può insorgere acutamente, specie dopo marce prolungate con lunghi tratti in discesa, o decorrere in forma cronica quando un semplice stress meccanico (la cIassica camminata domenicale) si sovrappone ad affezioni preesistenti come il piede piatto, il piede cavo o l'artrosi metatarso- falangea.
Nella forma acuta oltre al dolore elettivo locaIizzato alIa testa dei metatarsi può comparire un edema dorsale del piede.
Nella forma cronica il dolore è associato ad una notevole ipercheratosi plantare sull'area di appoggio e nelle forme più gravi a borsiti o addirittura lesione ulcerative.
La terapia si avvale anche qui del riposo, degIi usuali antinfiammatori -antidolorifici e di particolari plantari di scarico per le teste metatarsaIi. Nelle forme croniche più gravi (e molto dolenti) può sussistere indicazione chirurgica.

"PER I NOSTRI BAMBINI" Lo sci? Quando?
Si è assistito negli ultimi anni ad un progressivo abbassamento dell' età in cui i bambini vengono avviati allo sport, grazie alle migliori condizioni socio-economiche della famiglia, alla maggiore sensibilità della stessa nei confronti dello sport e al maggior numero di idonee strutture presenti suI territorio.
Anche per quanto riguarda lo sci si apprezza lo stesso fenomeno grazie al maggior numero di famiglie che frequentano le stazioni sciistiche nel week-end e nelle vacanze e a genitori appassionati di sci che avviano precocemente i propri figli a tale sport.
Perciò è sempre più facile vedere bambini molto piccoli, di 3, 4 anni con gli sci ai piedi.
E’ giusto? E’ prematuro?
E’ necessario fare alcune considerazioni:
è vero che, come si dice comunemente, i bambini sono di gomma e non si fanno mai male; ma è anche vero che:
lo sci, come tutti gli sports avviene mediante serie di movimenti eseguiti secondo "catene cinetiche" che sono capite ed eseguite talora con difficoltà da bambini molto piccoli, o comunque non intimamente comprese.
Sports che determinano traumi di sucussione sulla cartilagine di coniugazione (che è la zona di accrescimento dell'osso) possono produrre un danno con diminuzione della crescita dell' osso e possibile deficit staturale; possibili traumi occorsi a bambini soprattutto se avvenuti in condizioni climatiche sfavorevoli (freddo intenso) o quando il soggetto è già stanco (nel pomeriggio dopo una giornata di discese) possono determinare danni molto gravi anche se conseguenza di un trauma modesto.
Da quanto detto si evidenzia come il periodo migliore per iniziare i bambini alla pratica dello sci sia il periodo scolare (5-6 anni) e non prima.
E’ da sottolineare che fino a 10-11 anni è auspicabile che si tratti di attività sportiva non agonistica.
Le considerazioni che ne derivano sono di natura psicologica più che organica:
una attività agonistica troppo precoce può determinare in giovani della 2° infanzia emozioni mal dominabili sia in caso di insuccesso che in caso di successo;
bambini, avezzi troppo presto alle gare, arrivati alla età dell'adolescenza, che rappresenta il tempo migliore (sia dal punto di vista fisico che psichico) per intraprendere lo sport agonistico, sono già saturi di gare e abbandonano spesso la pratica sportiva.
Pertanto da presupposto:
"E lo sport che serve al ragazzo (per meglio crescere e maturare) e non il ragazzo che serve allo sport" è auspicabile che l'inizio della pratica dello sci avvenga verso i 5-6 anni e l'inizio di attività agonistica avvenga verso i 10-11 anni, tanto se il nostro pargolo dovra diventare un campione famoso ne avrà tutto il tempo.

CONCLUSIONE
Forte è la speranza che la lettura di queste pagine non abbia indotto, coloro i quali quest'anno timidamente o spavaldamente si sarebbero avvicinati alIa montagna, a cambiare i loro programmi, orientandosi verso il pingpong o le freccette.
Nulla può ripagare gli spettacoli naturali dell' ambiente montano, i suoi silenzi, le sue luci.
E’ importante ribadire alcuni concetti fondamentali.
Il vecchio detto "Non fare il passo più lungo della tua gamba" è sempre di estrema utilità, soprattutto sulle piste da sci, velocità non è sinonimo di divertimento.
L'allenamento muscolare deve essere curato con corsi preparatori di ginnastica presciistica, jogging, stretching (allungamento muscolare).
Tutto ciò permette al muscolo "cittadino" atrofizzato dall'inattività quotidiana, di essere in grado di sopportare le fatiche sportive. Mantenendo l'elasticita, i muscoli sono preparati al movimento evitando così quei fastidiosi acciacchi "del lunedi" o peggio ancora gli strappi muscolari.
Per la montagna estiva l'ideale è iniziare a tarda primavera, con brevi escursioni a mezza costa, successivamente le uscite potranno essere più impegnative, seppur meglio tollerate grazie all' allenamento ottenuto gradualmente.
Altro problema e quello dell'attrezzatura.
Tralasciando le mode, spinte all'eccesso dalle case produttrici, è indubbio che la sicurezza è maggiore con una attrezzatura che si fonda su nuove concezioni tecnologiche.
A tal riguardo conviene spendere il giusto prezzo per un buon attacco di sicurezza, uno scarpone che possa evitare una frattura, una distorsione, invece di indossare tutine scintillanti magari firmate.
Abbiamo finito.
Arrivederci in montagna ...... non in un CENTRO TRAUMATOLOGICO.

dr. Pisano Gabriele
(Ortopedia-traumatologiaTorino)
con la collaborazione
dr. Ferro Cesare
dr. Ingrosso Giuseppe
Pubblicazione dicembre 1987

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